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	<title>attacchi di panico Archivi &#8211; Dr.ssa Angela Pellegrino</title>
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		<title>Paura di volare e delle altezze &#8211; come affrontarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Angela Pellegrino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 10:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigliate per homepage]]></category>
		<category><![CDATA[fobie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura del vuoto e di volare è una delle paure più comuni nella popolazione, infatti può succedere a tutti di fare l’esperienza di avvertire un forte senso di vuoto o vertigini, nel momento in cui ci si trova ad un’ altezza piuttosto elevata (per esempio in cima ad una montagna o anche semplicemente...<br /><a class="read-more" href="https://angelapellegrino.it/paura-di-volare-e-delle-altezze/">Continua a leggere</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La paura del vuoto e di volare è una delle paure più comuni nella popolazione, infatti può succedere a tutti di fare l’esperienza di avvertire un forte <strong>senso di vuoto</strong> o <strong>vertigini</strong>, nel momento in cui ci si trova ad un’ <strong>altezza piuttosto elevata</strong> (per esempio in cima ad una montagna o anche semplicemente nei piani alti di un palazzo). Tutti i <strong>sintomi fisici</strong> che avvertiamo (tachicardia, tremori, capogiri, ecc), sono assolutamente “normali&#8221; poiché sono funzionali a <strong>proteggerci dai pericoli esterni;</strong><strong> </strong>in questo caso, dunque, la “leggera sensazione di paura” che proviamo ci aiuta ad <strong>evitare di cadere nel vuoto.</strong></p>
<p>Nel momento in cui, la <strong>leggera paura</strong><strong> </strong>diventa eccessiva e i sintomi fisici molto forti, al punto tale da creare <strong>sofferenza</strong> e <strong>disagio, </strong>è possibile parlare di <strong>acrofobia</strong>.</p>
<p>Per <strong>acrofobia</strong> si intende, infatti, la <strong>fobia</strong> vera e propria dell&#8217;altezza e di trovarsi, pertanto, in edifici alti. La persona, dunque, ha <strong>paura di cadere </strong>o teme di <strong>perdere il controllo</strong> di sé, di non potersi controllare e cadere nel vuoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I SINTOMI</h3>
<p>I <strong>sintomi</strong> che accompagnano l&#8217;<strong>acrofobia, </strong>solitamente, sono: vertigini o capogiri, un fortissimo senso di vuoto, battito del cuore accelerato, mancanza di respiro fino ad arrivare a sensazione di svenire e a veri e propri attacchi di panico. Accanto a questi sintomi fisici, si accompagnano, talvolta, “immagini, fantasie di cadere e farsi male, ecc…”</p>
<p>La persona che soffre di <strong>acrofobia</strong> può arrivare, perfino a sperimentare quella che viene definita “<strong>ansia anticipatoria</strong>”, vale a dire, provare i sintomi appena descritti, semplicemente <strong>immaginando o anticipando mentalmente la situazione che più teme</strong> (immaginare di trovarsi in cima ad un palazzo, in una montagna ecc… ) e a partire da ciò, iniziare ad <strong>evitare</strong> puntualmente tutte le situazioni che potrebbero metterla in contatto con la propria<strong> </strong><strong>fobia</strong>. C’è chi, in casi estremi, per esempio, finisce con <strong>evitare</strong> perfino di <em>salire le scale</em>, <em>prendere gli ascensori</em> o <em>affacciarsi da balconi recintati, </em>anche ad altezze “medie”.</p>
<p>Nei casi in cui la persona non possa a fare a meno di evitare, è molto frequente che questa chieda a parenti, amici, di farsi accompagnare e affrontare con qualcuno la situazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>SIGNIFICATO</h3>
<p>In questo tipo di disagio centrale è il timore di non avere il controllo, che diventa terreno fertile per l’antipatica <strong>ansia</strong> e nei casi più gravi per la <strong>fobia</strong>.</p>
<p>E’ proprio il senso di vulnerabilità e di mancanza di poter controllare la situazione che accomuna le due paure e che ha a che fare a livello più profondo e antico.</p>
<p>L’utilizzo di questo meccanismo di difesa (l’evitamento) mette l’individuo affetto da questa fobia nella condizione di potersi muovere solo tramite il sostegno psicologico di un’altra persona oppure di “appoggiarsi” a taluni oggetti che assumono per lui un significato simbolico rassicurante. La conseguenza di questa condizione è che il suo spazio obiettivo risulterà sempre più ristretto e condizionante, organizzato e vincolato ad una planimetria “conosciuta e gestibile” e ad altri luoghi che egli suppone abbiano la possibilità di un “contenimento psichico”.</p>
<p>Da uno studio condotto da Russell Jackson della California State University di San Marcos è emersa l’ipotesi che l’acrofobia sarebbe causata da un’<em>errata percezione delle distanze verticali</em>. Tutti i soggetti impiegati nella ricerca (sia chi soffriva di acrofobia sia chi non ne soffriva), tendevano a sovrastimare l’altezza di una parete, sia che si trovassero nella posizione “a rischio” in cima ad un palazzo sia che fossero a terra. Il dato più interessante è rappresentato dal fatto che gli acrofobici incorrevano in una <em>sovrastima significativamente maggiore</em> rispetto ai non acrofobici, arrivando a giudicare il palazzo (dalla cima) quasi due volte più alto di quanto fosse in realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class=" size-medium wp-image-276 aligncenter" src="https://angelapellegrino.it/wp-content/uploads/2015/04/fobia-300x163.png" alt="fobia" width="300" height="163" srcset="https://angelapellegrino.it/wp-content/uploads/2015/04/fobia-300x163.png 300w, https://angelapellegrino.it/wp-content/uploads/2015/04/fobia.png 325w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema è a questo punto capire in che direzione guardare al legame tra dispercezione e paura: è la paura che determina una sovrastima percettiva o è la sovrastima che fa insorgere una ragionevole paura?<br />
Secondo Jackson il fatto che la sovrastima sia presente anche nella condizione di sicurezza, nella quale il soggetto è saldamente ancorato a terra e non è in nessun modo in pericolo di cadere, suggerisce che sia l’anormale percezione della distanza a produrre la paura e non viceversa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>COSA FARE PER GESTIRLA?</h3>
<p>Per tentare di <strong>gestire al meglio la paura dell’altezza</strong>:</p>
<ol>
<li>È consigliabile, innanzitutto, cercare di entrare in un’<strong>ottica mentale ben precisa</strong>, vale a dire: &#8220;solo se affronto in prima persona le mie paure,  queste si ridimensionano&#8221;.  Se <strong>evitare</strong>, per esempio, sembra la soluzione giusta perché fa sentire “protetti”,  in realtà è proprio questa soluzione che contribuisce ad ingigantire la <strong>fobia</strong>.</li>
<li>A partire da questa premessa, potrebbe essere utile, <strong>procedere per micro-obiettivi. </strong>La persona, dunque, potrebbe <strong>avvicinarsi gradualmente alla propria paura </strong>”misurando&#8221;, di volta in volta, il suo limite di “sopportazione&#8221;; per esempio, potrebbe decidere di salire al primo piano di un palazzo, attendere un pò, soffermarsi su tutto ciò che le sta intorno, per poi tornare indietro. In seguito, la persona potrebbe decidere di compiere un ulteriore step, per cui la volta successiva, scegliere di salire al secondo piano, ecc…</li>
<li>Per i più “coraggiosi” esistono, invece,<strong>corsi</strong> in cui vengono simulate le arrampicate, all&#8217;interno delle quali, attraverso &#8220;personale qualificato&#8221;, si affrontano timori e paure.</li>
<li>E’ importante precisare che, nel momento in cui la <strong>fobia diventa eccessivamente invalidante,</strong> al punto tale da compromettere la vita quotidiana della persona, è consigliabile <strong>rivolgersi ad uno psicologo </strong>col quale intraprendere un percorso orientato alla comprensione del motivo sottostante la paura, a come questa fa parte della vita del soggetto e al superamento della <strong>fobia.</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: left;">LA PAURA DEL VUOTO E IL LEGAME CON LA PAURA DI VOLARE</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-medium wp-image-271 aligncenter" src="https://angelapellegrino.it/wp-content/uploads/2015/04/paura-di-volare-300x172.png" alt="paura di volare" width="300" height="172" srcset="https://angelapellegrino.it/wp-content/uploads/2015/04/paura-di-volare-300x172.png 300w, https://angelapellegrino.it/wp-content/uploads/2015/04/paura-di-volare.png 481w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/paura_res-5b4dd076-9082-11e1-9b2f-d5ce3506d72e_%28Dizionario-di-Medicina%29/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fobia del vuoto</a> </strong>spesso va a braccetto con quella del <strong>volo</strong>,  il perché è facilmente intuibile: <strong>volare significa essere sospesi nel vuoto</strong> e guardando dal finestrino la persona riesce a vedere solo il vuoto e di conseguenza a provare una paura disarmante.</p>
<p><strong>SOSPESI NEL VUOTO CI SENTIAMO VULNERABILI MA CON  UN PIZZICO DI RAZIONALITA’ POSSIAMO TORNARE CON I PIEDI PER TERRA!</strong></p>
<p>Il 60% degli Italiani ammette di aver<strong> </strong><strong>paura di volare</strong>, sia che lo faccia abitualmente sia che utilizzi l’aereo solo per rare occasioni di viaggio, arrivando nei casi più gravi a sentirsi impossibilitato ad affrontare la paura e a modificare le scelte delle proprie mete per evitare una forte sensazione di disagio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>COME GESTIRLA?</h3>
<p>Quanto alla cura, è necessario <strong>intervenire sulle cause</strong> che hanno generato la <strong>fobia del vuoto</strong>.</p>
<p>Ci sono però, alcuni <strong>piccoli trucchetti che possono aiutarci</strong> a superare il timore dell’aereo e/o delle altezze, o perlomeno a non lasciarci sopraffare dalla nostra paura!</p>
<ol>
<li>Per prima cosa <strong>conoscere ed informarsi</strong> può essere un’importante fonte di rassicurazione. Sapere ad esempio ciò che succede abitualmente in volo e a cosa sono dovuti i rumori, eviterà di creare preoccupazioni inutili o false credenze. Spesso l’ansia insorge da <strong>interpretazioni errate</strong> di eventi che in realtà sono del tutto normali, come lo schiacciamento alla poltrona del nostro corpo durante l’accelerazione del decollo, i forti rumori o i vuoti d’aria.</li>
<li>Un’altra strategia efficace per tenere sotto controllo l’ansia dell’aereo è quella di <strong>evitare bevande eccitanti o energizzanti </strong>nella giornata del volo, come thè e caffè, piuttosto prendersi qualche minuto per <strong>riposare e rilassarsi con tecniche di respirazione e rilassamento</strong>. Prepararsi per il volo cercando di <strong>pensare solo a cose positive</strong> relativamente all’arrivo, cercando di focalizzare l’attenzione su quello che ci attende allo sbarco.</li>
</ol>
<ol start="3">
<li><strong>Scegliere a posizione più comoda e congeniale a noi </strong>sull’aereo è un altro metodo che agevolerà notevolmente il viaggio, come ad esempio richiedere i posti vicino alle uscite di emergenza, più comodi e più spaziosi o magari lontano dal finestrino per non avere la tentazione di guardare sotto.</li>
<li>Durante il viaggio può essere molto utile <strong>cercare di distrarsi.</strong> Chiacchierare con chi abbiamo seduto a fianco, scrivere, leggere. Ascoltare musica o vedere film permetterà, inoltre, di sfruttare l’alto volume delle cuffie audio per non sentire i frastuoni tipici del volo.</li>
<li>Intorno a noi ci saranno persone serene e altre preoccupate, <strong>manteniamo  l’attenzione sulle immagini positive:</strong> ad esempio chi ride, chi dorme o è tranquillo e a suo agio. Le assistenti di volo, sempre molto solari, possono essere  un’ottima fonte di sostegno e rassicurazione:  se sentiamo il bisogno di fare loro domande  non esitiamo, ci aiuteranno a <strong>razionalizzare ogni nostra creativa interpretazione. </strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<h3>COME AFFRONTARE E SUPERARE LA FOBIA DEL VUOTO?</h3>
<p>Tutte queste <strong>soluzioni possono essere d&#8217;aiuto, ma non sono risolutive</strong>, perché permettono di affrontare i singoli viaggi o episodi ma non portano alla scomparsa definitiva del problema.</p>
<p>E&#8217; stato verificato che la soluzione più efficace e duratura nel tempo è quella di <strong>affrontare un percorso di psicoterapia che consenta di esplorare in modo profondo l&#8217;origine di questa paura e superarla</strong>.<strong> Capire a fondo l&#8217;origine del proprio malessere, permette di contrastarlo e sconfiggerlo</strong>. Poiché il percorso non è immediato, per chi ha bisogno di viaggiare sin da subito, possono essere d&#8217;aiuto in una prima fase le strategie sopra elencate che permettano, man mano che il percorso va avanti, di affrontare l&#8217;esperienza del volo e iniziare a sostituire quella che era solo una esperienza negativa, con un’altra nuova più positiva e piacevole.</p>
<p>Riuscire a scoprire o a ritrovare la possibilità di viaggiare serenamente, permetterà all&#8217;uomo di migliorare la sua qualità di vita e di non perdere più l&#8217;opportunità di affrontare importanti esperienze e raggiungere luoghi ritenuti sino ad allora irraggiungibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LETTURE CONSIGLIATE</h3>
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		<title>Ansia: positiva o negativa?</title>
		<link>https://angelapellegrino.it/ansia-positiva-o-negativa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Angela Pellegrino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2015 10:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliate per homepage]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo d'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[emozione]]></category>
		<category><![CDATA[nausea]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ansia: una parola molto popolare nella nostra epoca. Tutti conosciamo l’ansia: spesso la proviamo, la riconosciamo, la nominiamo! La proviamo e usiamo espressioni come “Sto in ansia!”; siamo anche in grado di riconoscerla negli altri “Guarda quello com’è ansioso!”; sappiamo addirittura prevedere le situazioni in cui sarà probabile che la...<br /><a class="read-more" href="https://angelapellegrino.it/ansia-positiva-o-negativa/">Continua a leggere</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ansia: una parola molto popolare nella nostra epoca. Tutti conosciamo l’ansia: spesso la proviamo, la riconosciamo, la nominiamo!</p>
<p>La proviamo e usiamo espressioni come “Sto in ansia!”; siamo anche in grado di riconoscerla negli altri “Guarda quello com’è ansioso!”; sappiamo addirittura prevedere le situazioni in cui sarà probabile che la sperimenteremo “Domani durante l’interrogazione andrò in ansia e farò una bruttissima figura!”.</p>
<p><strong>Ma conosciamo veramente cos’è l’emozione “ansia”? Da dove deriva, che valore ha per l’individuo, in cosa consiste a livello fisiologico, cognitivo e comportamentale?</strong></p>
<p>Quel che tutti sappiamo di certo è che, la maggior parte delle volte, non ci piace provare ansia, ci fa star preoccupati e sentire male; può arrivare a complicarci la vita e può diventare infine un disturbo di cui soffriamo.</p>
<p>La conclusione comune a cui tutti arrivano a pensare è che l’ansia è nostra nemica!</p>
<p>Ma sarà veramente sempre nostra nemica o forse, talora, può diventare la nostra migliore amica?</p>
<p>Da un punto di vista etimologico, la parola “ansia” deriva dal latino “anxia”, derivato di “anxius”, ansioso, che a sua volta risale al verbo “angere”, ovvero stringere, soffocare.</p>
<p><strong>Da un punto di vista psicologico, il termine ansia definisce uno stato psicofisico caratterizzato da una sensazione di apprensione, di incertezza, di paura e di allarme con anticipazione di eventi negativi mal definiti verso i quali il soggetto si sente indifeso e impotente.</strong></p>
<p>Ma l’<strong><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ansia_%28Enciclopedia_della_Scienza_e_della_Tecnica%29/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ansia</a></strong> è un fenomeno multidimensionale con componenti fisiologiche, comportamentali e cognitive:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">A livello fisiologico </span>l’ansia comporta un aumento del battito cardiaco (o tachicardia), aumento della pressione arteriosa, aumento della tensione muscolare, aumento della frequenza respiratoria (o iperventilazione).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">A livello comportamentale,</span> le risposte comportamentali più frequenti sono l’ attacco o fuga (evitamento); nel primo caso si affronta lo stimolo, o la situazione, che ci procura ansia (es. affronto la situazione che mi provoca ansia nonostante lo stato d’animo); nel secondo caso decido di rimandare il problema, scappando.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">A livello cognitivo</span> i pensieri saranno concentrati sugli aspetti che percepiamo come maggiormente minacciosi; valuteremo in modo irrealistico la situazione, come più “pericolosa” rispetto alla realtà; penseremo alla situazione in modo catastrofico e contemporaneamente, svaluteremo noi stessi e le nostre capacità di far fronte al pericolo e alla situazione stessa (“l’interrogazione andrà malissimo, farò una bruttissima figura e a casa succederà il finimondo! Sono un incapace!”).</p>
<p>Ma perché esiste l’ansia? Che valore ha per l’essere umano? A cosa serve? E&#8217; positiva o negativa?</p>
<p><strong>L’ansia è un emozione e una reazione naturale dell’organismo, geneticamente determinata, che si produce quando siamo di fronte ad uno stimolo o ad una situazione che valutiamo come pericolosa per la nostra sopravvivenza.</strong></p>
<p>È quindi una reazione innata dell’organismo, nonchè universale e utile, che gli consente di prepararsi ad affrontare il pericolo (lo stimolo ansiogeno) attraverso o la risposta di attacco o la risposta di fuga, le due principali risposte che emettiamo quando ci troviamo in pericolo.</p>
<p>E’ difficile oggi, nell’epoca dominata dall’ansia (come stato emotivo e come espressione usata frequentemente) e stress, <strong>pensare all’ansia come a qualcosa di funzionale e addirittura utile alla vita</strong>. Ma se facciamo un passo indietro e pensiamo all’uomo primitivo, può essere più semplice comprenderne la funzione: è stata proprio l’ansia a permettergli di sopravvivere e, conseguentemente quindi di evolversi, preparandolo o a combattere contro gli animali feroci o a scappare da loro.</p>
<p><strong>Tutti i sintomi fisiologici dell’ansia hanno infatti come scopo quello di aumentare la forza e l’energia dell’organismo, nonché di accelerare le sue capacità decisionali, per prepararlo ad affrontare al meglio il pericolo.</strong><strong><br />
</strong><br />
L’aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa servono, infatti, per pompare più sangue, cioè per dare maggiore energia al nostro corpo e per portarlo soprattutto ai muscoli e al cervello. Quest’ultimo dovrà essere ben irrorato di sangue e ossigeno che arriva dall’aumento della frequenza respiratoria, necessaria per poter prendere la giusta decisione il più in fretta possibile; i muscoli si tendono per essere più vigorosi e pronti ad un eventuale scontro fisico o alla fuga; la sudorazione aumenta per rinfrescare il corpo e renderlo più scivoloso, quindi meno afferrabile; la vescica ha bisogno di essere svuotata (da qui il classico fare molta pipì quando si è in ansia) per rendere l’organismo il più leggero possibile; rallenta la nostra funzione digerente (ecco perché possiamo provare nausea) per concentrare tutte le energie del corpo dove servono maggiormente.</p>
<p>Ecco che ognuno dei sintomi dell’ansia, che tanto ci fanno stare male e che odiamo, ha un <strong>significato </strong>e un <strong>valore</strong> ben preciso, originariamente non solo non dannoso per l’essere umano, ma addirittura utile ed indispensabile alla sua sopravvivenza.</p>
<p><strong>L’ansia </strong><strong>dunque è</strong><strong> un’emozione innata, utile, fondamentale.</strong></p>
<p>Ma essa non ha permesso solo all’uomo primitivo di salvarsi dai pericoli che lo circondavano e di evolversi attraverso la percezione e gestione del pericolo ma aiuta ancora oggi gli uomini a salvarsi dai nuovi pericoli.</p>
<p>Pensiamo a un pedone che attraversa una strada, magari un po’ distratto, che vede arrivare all’improvviso un’automobile in velocità o all’uomo delle caverne con davanti un leone feroce; cambiano i fattori ma la situazione è la medesima: vediamo un pericolo, pensiamo che ci sia il rischio di morire, proviamo ansia, l’ansia provoca nel nostro organismo tutta una serie di modificazioni che lo aiutano e lo preparano a gestire al meglio la situazione, decidiamo, ed agiamo, al meglio, ovvero torneremo indietro correndo, andremo in avanti correndo, faremo dei gesti e urleremo e così via.</p>
<p>Vista da questa prospettiva, forse l’ansia non è più quell’emozione negativa che tanto odiamo e di cui vorremmo liberarci totalmente, non è più la nostra nemica.</p>
<p>Tuttavia è vero anche che da compagna di viaggio che ci aiuta a sopravvivere, da migliore amica, essa può diventare una compagna di viaggio che ci ostacola la vita, che ci procura sofferenza, insomma una nemica quando la sua presenza diventa ingombrante.</p>
<p><strong>Se l’ansia cresce troppo, non fa crescere!</strong></p>
<p><strong>Possiamo così distinguere l’ansia in:</strong><strong> ansia funzionale e ansia disfunzionale.</strong></p>
<p>La prima è quella di cui abbiamo già parlato, mentre la seconda è quella che si attiva in assenza di un pericolo reale, ovvero di fronte a situazioni o stimoli non oggettivamente pericolosi: quella che proviamo al solo pensiero di dover far qualcosa che appartiene alla vita di tutti i giorni.</p>
<p>L’ansia si definisce disfunzionale anche quando ha un impatto negativo sull’adattamento e sul comportamento delle persone, cioè quando essa è eccessiva, come frequenza con cui si verifica, intensità con cui si manifesta e durata nel tempo.</p>
<p><strong>Ed è proprio quando da funzionale si trasforma in disfunzionale, da amica diventa nemica, che l’ansia diventa capace di provocare dolore e sofferenza nella vita delle persone che ne soffrono, arrivando ad ostacolare i loro progetti di vita e a modificare la loro esistenza.</strong></p>
<p>E questo, purtroppo, accade molto spesso: da uno studio epidemiologico condotto in Italia nel 2014, emerge che quasi due milioni e mezzo di italiani hanno presentato un disturbo d’ansia nei 12 mesi precedenti.</p>
<p>L’ansia si può combattere e vincere, ma questo è possibile solo se si sa (e si vuole) riconoscerla e se non si lascia che trascorra troppo tempo prima di cercare un soluzione adeguata ed efficace al problema.</p>
<p>Lasciare passare troppo tempo rischia solo di veder cronicizzare o peggiorare le difficoltà.</p>
<p><strong>Ed è proprio in questi casi che bisogna assolutamente rivolgersi ad uno psicoterapeuta, per intraprendere un percorso psicologico, capace di gestire ed elaborare questa modalità disfunzionale e nociva di vivere e sentire,  per cancellare dalla nostra vita quell’ansia che ci è nemica e tornare a prendere per mano la nostra vecchia amica ansia.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: center;">“<em>La paura del pericolo è diecimila volte più spaventosa del pericolo vero e proprio, </em><em>quando si presenta di fatto davanti ai nostri occhi; </em><em>e l&#8217;ansia è una tortura molto più grave da sopportare che non la sventura stessa per la quale stiamo in ansia</em>” .</h5>
<h5 style="text-align: center;">(Daniel Defoe, Robinson Crusoe)</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Dr.ssa Angela Pellegrino</p>
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<h3>LETTURE CONSIGLIATE</h3>
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