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Valutazione delle competenze genitoriali

Come è noto, la legge n. 54/2006 ha stabilito come regola il principio della cosiddetta bigenitorialità ma, nei casi di separazione e divorzio quando i coniugi non riescono a trovare un accordo circa i figli, diventa necessario svolgere una valutazione delle competenze genitoriali delle parti in causa, per l’affidamento della prole minore.

La cosiddetta “Valutazione della genitorialità” è una complessa attività di diagnosi, che tiene conto di diversi parametri in un’area di ricerca multidisciplinare che valorizza i contributi della psicologia clinica e dello sviluppo, della neuropsichiatria infantile, della psicologia della famiglia, della psicologia sociale e giuridica e della psichiatria forense.
Intesa in senso ampio la valutazione riguarda due versanti, genitori e bambino e ovviamente la loro relazione.
Il processo di valutazione della genitorialità consiste in un’attività diagnostica di tipo dinamico che prevede anche l’espressione di ipotesi prognostiche rispetto alla possibilità di recuperare le competenze genitoriali, partendo dal presupposto che il luogo deputato allo sviluppo del bambino è proprio la famiglia.

I criteri per la valutazione psicosociale della capacità genitoriale riguardano, dunque, parametri individuali e relazionali relativi ai concetti di parenting e di funzione genitoriale, trattati ampiamente nella letteratura italiana e internazionale, che comprendono lo studio delle abilità cognitive, emotive e relazionali del ruolo e delle funzioni genitoriali.

In letteratura esistono diversi strumenti per la valutazione della genitorialità e dei livelli di rischio relativi a comportamenti e dinamiche genitoriali e familiari.
Uno dei più recenti utilizzati per l’analisi delle interazioni familiari, e quello di cui principalmente mi avvalgo, è il Trilogue Play Clinic (LTPc) introdotto dal Gruppo di Losanna (LTP) e adattato da Mazzoni e Malagoli Togliatti (M. Malagoli Togliatti, S. Mazzoni, “Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: il Lausanne Trilogue Play Clinic (LTPc)”, Raffaello Cortina, Milano, 2006) che permette di osservare le interazioni della famiglia durante lo svolgimento di un compito assegnato.

Tale procedura permette di descrivere il funzionamento familiare in relazione al livello di coordinazione e cooperazione che i membri della famiglia ottengono nel raggiungere insieme uno scopo condiviso e di osservare il bambino durante un gioco a tre con i genitori; «il gioco triadico viene, quindi, considerato come una metafora delle diverse configurazioni relazionali messe in atto quotidianamente nella regolazione delle relazioni tra genitori e figli».

Nel caso più specifico delle Consulenze Tecniche d’Ufficio (CTU), la valutazione delle capacità genitoriali si articola in 7 fasi (in accordo con la procedura seguita da Malagoli Togliatti et al.):

– Fase 1: colloquio congiunto con gli ex-coniugi;

– Fase 2: colloquio individuali con ciascun genitore;

– Fase 3: incontro con il minore;

– Fase 4: osservazione della famiglia mediante il LTPc;

– Fase 5: indagine relazionale ambientale;

– Fase 6: batteria di test psicodiagnostici

– Fase 7: colloqui congiunti.

La “capacità genitoriale” corrisponde infine ad un costrutto complesso, non riducibile alle qualità personali del singolo genitore ma che comprende anche un’adeguata competenza relazionale e sociale.
L’idoneità genitoriale viene definita dai bisogni stessi e dalle necessità dei figli in base ai quali il genitore attiverà le proprie qualità personali tali da garantirne lo sviluppo psichico, affettivo, sociale e fisico.